S.E.R. MONS. FRITZ-RENÉ MÜLLER
VESCOVO-DELEGATO PER L´ITALIA

 

OMELIE

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Ordinazione Diaconale di Maria Vittoria Longhitano
Milano, 22 novembre 2009

Abbiate coraggio
(Giovanni 16, 33)

 

Cara Maria Vittoria,
Care sorelle, cari fratelli,

la tua ordinazione a diacona svoltasi poco fa mi da una gioia profonda. Anni fa, hai scoperto la nostra Chiesa Vetero-Cattolica, aderendovi poi il 21 febbraio 2002, ti sei presto e con tanta dedizione inserita nel lavoro pastorale che in Chiesa si svolge, impegnandoti attivamente nella liturgia. Predicando, porti la Parola di Dio alla Comunità Milanese, nella quale, tu, Siciliana, hai trovato accoglienza come assistente pastorale. Curi i rapporti tra i membri della Parrocchia ma anche al di fuori dallo stretto contesto parrocchiale, contribuendo così a diffondere la conoscenza della Chiesa Vetero-Cattolica in Italia. Tutto questo e molto altro lo hai fatto in modo disinteressato, senza percepire un guadagno, e fin qui da laica. Da Vescovo di questa Chiesa ti ringrazio di tutto cuore per la dedizione e l’amore che dai alla nostra causa.

Adesso che sei mediante l’ordinazione a te elargita, diventata diacona, da pochi minuti fai parte del clero Vetero-Cattolico Italiano. Ti diamo un benvenuto caloroso, anche nel nome dell’Arcivescovo dell’Unione di Utrecht, Joris Vercammen. Che la benedizione del Signore ti accompagni nel tuo lavoro negli anni a venire !

Il Vangelo per questo rito d’ordinazione che hai letto poco fa per la prima volta in veste di diacona è tratto dal Vangelo secondo Giovanni e termina con questa frase:

“Nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo !”

Questa parola di Gesù proviene dai suoi discorsi di commiato. Il Signore sa che, parlando della sua dipartita, getta lo sconforto tra le persone a lui vicine. Che cosa devono pensare ? Che cosa devono dire ? Come possono essere consolati ? Gesù è consapevole di ciò che provano, si rende conto del loro smarrimento. Perciò le dice:

“Nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo !”

La frase finale di questo testo del Vangelo si muove tra paura e sollecitazione al coraggio. Tutte le sfumature della psiche umana sono contenute in questa breve frase, si potrebbe anche dire che in essa è contenuto tutto il raggio d’azione di una persona che svolge un ministero pastorale.

La nostra esistenza terrena non ci risparmia dalle avversità, dagli eventi che ci inducono paura: disgrazie, crisi, malattie, conflitti dentro e fuori della comunità ecclesiale, emarginazione e solitudine ci affliggono. Il nostro bellissimo mondo ci mostra qua e là le sue zone d’ombra, che ci mettono in soggezione. In quest’ambito ci è dato di muoverci, tra luci e ombre, crisi e opportunità, solitudine ed accoglienza, tra sofferenza e gioia. Questa è la sorte dell’uomo. E a noi, che facciamo parte del clero, questo ambito ci è particolarmente dedicato. A noi, uomini e donne, diaconi, presbiteri e vescovi. Di questo si parla, quando nel rito d’ordinazione si dà l’incarico alla diacona:

“La diacona si occupa dell’amministrazione e della giusta distribuzione dei beni e delle offerte della comunità. In modo particolare, però, si occupa dei poveri, degli infermi, dei bisogni. Rafforza la fede di chi crede, si dedica a chi ha una fede insicura e si prende cura degli indifferenti. Annuncia il Vangelo. Assiste il vescovo e i suoi presbiteri e presbitere nella celebrazione della messa, specialmente nella distribuzione della Santa Comunione. Il vescovo e il parroco possono incaricarla di amministrare il Battesimo e di assumere altri uffici pastorali.” 

I membri del clero, in prima linea le diacone e gli diaconi, sono mandati ad essere una sorta di compagni sul cammino della vita. In questo ambito, tra sofferenza e gioia, nella comunità nella quale operano, sono invitati ad accompagnare con affetto ed attenzione le persone che la formano, direi con empatia.

Come si fa ? Non esistono delle ricette preconfezionate nella nostra professione clericale, che ci indicano per filo e per segno come procedere. Se siamo capaci di trasmettere la buona novella, se riusciamo ad aiutare in momenti di crisi, se, incontrando persone che soffrono la solitudine siamo in grado di farle sentire accolti, questo è merito, più che di ogni insegnamento, della nostra personalità, del come siamo radicati alla vita, del nostro essere. Questo mi viene da pensare, quando ascolto queste parole di Gesù :

“Nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo !”

Avere coraggio – essere fiduciosi – fiduciosi di trovare consolazione, fiduciosi di essere consolati. Questa fiducia, questa consapevolezza, è una qualità spirituale che non si rende semplicemente disponibile. Si sviluppa all’interno della fede, nella relazione intima tra Dio e l’essere umano. Essere fiducioso, consapevole di trovare consolazione ci aiuta ad affrontare questo cammino terreno. Sappiamo di essere accompagnati nella nostra vita da destra e da sinistra, da sopra e al disotto di noi, da davanti e da dietro di noi, da Colui che ha detto :

“Nel mondo avrete tribolazione. Ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo !”

Cara Maria Vittoria, il segreto professionale della persona che è parte del clero consiste quindi nel saper comunicare alle persone che ci cercano o che vogliamo incontrare, che non devono aver paura, perché siamo sempre e comunque accompagnati dal nostro Padre Celeste, da Suo Figlio Gesù Cristo, del Suo Spirito Santo.

A te ed a tutta la Comunità Milanese auguro coraggio, fiducia e forza per servire la Chiesa. Questo intende il passo nel rito d’ordinazione, questo ho espresso donandoti la stola diaconale :

“Compi fedelmente il tuo servizio, poiché Dio, nella Sua potenza, accresce in te la Sua grazia !”

Amen.

 

+ Federico-Renato Müller
Vescovo Delegato della Conferenza Episcopale Internazionale Vetero-Cattolica per l’Italia
(Unione di Utrecht)


 

Omelia del 19.09.1999- XXVa Domenica  Anno A

 

“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie.”

Isaia 55, 6-9



                  Carissimi, quando per la prima volta sentiamo parlare del Padre celeste, del nostro Creatore, abbiamo un’immagine, magari un po’ da favola, di un Signore con la barba (questo nell’infanzia) e mi ricordo che in gennaio, quando è stato qui a celebrare la Cresima, il vescovo Joachim ha raccontato come una volta un ragazzo, entrato in chiesa, ha detto ai genitori, indicando il celebrante:”Questo è Dio” e il vescovo ha risposto:”No, io sono solo il personale di terra”. Questo significa che noi abbiamo bisogno di conoscere, di vedere, di immaginare Dio. E qui c’è una grande tentazione legata al fatto che noi spesso facciamo Dio a nostra immagine. E così la critica che si fa alla religione è che noi stiamo producendo Dio e che creiamo Dio a nostra immagine. In realtà è il contrario: Dio ha creato noi a sua immagine. In ciascuno di noi c’è una scintilla di Dio, però Dio è qualcosa di completamente diverso, perché se fosse con i nostri sensi percepibile, non sarebbe il vero Dio, il vero Creatore. Noi non possiamo mai con Dio competere, in nessun modo. Ma se voi leggete la Bibbia, incontrate, nonostante sia la parola di Dio, questa proiezione molto forte: e così a volte Dio è geloso, Dio è violento, Dio si sta vendicando. Queste sono caratteristiche che in realtà noi trasferiamo alla  immagine di Dio, che spesso anche deformiamo. E per questo l’uomo così spesso fa fatica a credere in questo Dio cattolico, in questo Dio cristiano…

 

                        La domenica di oggi e in modo particolare la prima lettura del profeta Isaia vogliono avvertirci di questo grande pericolo, quando noi pensiamo che Dio effettivamente usa la stessa logica nostra. E viene detto:”I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”. E per sottolineare questa differenza dice:”Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”.

E noi con umiltà dobbiamo accettare questa differenza, altrimenti corriamo il rischio che un giorno smettiamo di credere in un Dio così antroposofico, un Dio fatto dalle nostre immagini umane, dalla enorme limitazione che abbiamo. E quando sentiamo nel Vangelo la frase:”Gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi”, questo rompe completamente la nostra logica della giustizia. E’ vero che noi abbiamo creato certe leggi, perché grazie a queste leggi la società può continuare ad andare avanti, altrimenti tutto sarebbe completamente caotico. Abbiamo bisogno delle leggi. Ma quando poi condanniamo qualcuno, quando giudichiamo gli altri, anche con i migliori giudici, anche con la frase scritta nei nostri tribunali “La legge è uguale per tutti”, non riusciamo a creare la vera giustizia.

Non riusciamo a creare la giustizia neanche nei rapporti nostri umani interpersonali. Giudichiamo, giudichiamo con il nostro filtro della percezione. E così, per questo, così spesso siamo delusi, siamo feriti, perché ci proiettiamo in quell’altra persona. Se noi siamo buoni, proiettiamo la nostra bontà, le nostre idee, e se la persona non reagisce ugualmente, soffriamo, sentiamo le ferite. La stessa cosa facciamo verso Dio: presentiamo un elenco di tutte le cose che Dio deve mettere a posto, perché soffriamo, e ci mettiamo nei panni di Dio e diciamo:”E’ facilissimo, basta fare così, Lui può fare tutto. Io al suo posto farei subito tutto, un paradiso”.E quando non otteniamo subito il miracolo, ci arrabbiamo, entriamo in una crisi di fede oppure il nostro rapporto con Dio diventa freddo oppure alcuni spesso poi bestemmiano, si arrabbiano oppure non frequentano più la Messa, pensando che così possono fare a Dio un dispetto. Cerchiamo di uscire da questa visione infantile della percezione di Dio. Dio è la realtà  nella quale si trova ciò che crediamo essere nel mondo invisibile, è qualcosa che assolutamente è sopra le nostre possibilità di immaginazione. Infatti S. Paolo dice:”Né l’occhio ha visto né l’udito ha sentito quello che Dio ha preparato per quelli che lo amano”. Allora cerchiamo con la piena consapevolezza, di avere questa immagine di Dio, di avere questa grande apertura per il mondo invisibile, non chiudendo Dio nei nostri parametri umani, perché questo significa non capire tutta questa grandezza che è Dio stesso.

 

                        E in modo pratico, la settimana scorsa abbiamo parlato del perdono. Noi siamo molto intolleranti e giudichiamo gli altri, proprio perché non sappiamo bene perché una persona ha agito in una certa maniera, e vogliamo utilizzare la nostra logica umana, che applichiamo su tutti. E così ci sentiamo anche urtati dalla frase:”Così gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi”, ma questa frase vuol dire che Dio è pieno di amore e per questo dà anche la chance alle persone che magari per tutta la vita, per circostanze sfortunate, non hanno conosciuto il suo amore, la possibilità di entrare in Paradiso, come dice al ladro crocifisso al suo fianco:”Ancora oggi sarai con me nel Paradiso”. E uno potrebbe dire:”Ma in confronto con una suora che si è consacrata a Dio con i voti, non è ingiusto? Non è ingiusto verso le persone che per tutta la vita hanno cercato di obbedire, e questo qui magari ha fatto quello che gli veniva in mente?”. Ma sinceramente voi pensate che un ladro è veramente più felice di uno che vive tutta la vita in intimità con Dio? Pensate che una prostituta è veramente più felice?

 

Già gli antichi Romani dicevano che i ricchi sembrano felici, ma non lo sono. Ora questa persona, che tutta la vita ha vissuto questa lontananza da Dio, dovrebbe ancora essere processata ed essere messa nell’Inferno? Vedete che il problema è molto profondo e non è così semplice come potrebbe sembrare: chi fa il male ha ricevuto tanto male. E’ una domanda molto profonda, filosofica, quella del male sulla terra, che poi è legato a questa possibilità, alla nostra libertà, al nostro libero arbitrio. Dio non ci violenta.

E per questo ogni persona ha questa possibilità di scegliere, ma l’unico che può giudicare l’uomo è  Dio, perché Lui vede dentro di noi, vede le nostre intenzioni. Certe persone, per un insieme di fattori, non riescono ad essere diverse. Basta che nascano ipersensibili, estremamente ipersensibili, e già questa determinazione genetica può notevolmente cambiare il loro atteggiamento. Ecco perché noi dobbiamo rinunciare al giudizio, rinunciare alla rabbia, all’odio e a tutte queste cose, e lasciare Dio giudicare.

 

In realtà ciascuno di noi con la sua propria vita o si avvicina al Paradiso o comincia già a vivere l’inferno su questa terra. Chiediamo a Nostro Signore di toglierci questa tentazione di vederlo con gli occhi umani, di giudicare il nostro vicino con gli occhi umani, senza la visione soprannaturale. E la nostra vita cambia. Soffriremo molto di meno, e posso dire per nulla, saremo liberi…

E ci affidiamo nelle mani di nostro Signore, sapendo che Lui vuole il nostro bene, e che in Lui c’è l’amore, ma anche la giustizia, che è al di là della giustizia di questo mondo. Amen.

 

                        Ora, almeno per alcuni momenti, cerchiamo di portare questo messaggio più in profondità nel nostro cuore.

 

Sedetevi comodamente, potete chiudere gli occhi o fissare un punto o restare come prima. Respirate profondamente… Rilassatevi…

 

Ci sincronizziamo con il ritmo della musica… Pian piano ci liberiamo da tutte le false immagini di Dio… E’ come se fosse l’immagine di una cipolla  che spogliamo da fuori per andare più in profondità… Lasciamo sciogliere le nostre false idee e immagini di Dio, sentendo qualcosa di straordinario vicino a noi… E siamo consapevoli di questa scintilla di Dio che è dentro di noi dal momento della creazione… E troviamo il Volto del Signore in ciascuno dei nostri fratelli… Il nostro cuore si riempie di affetto, di comprensione, di una dolce tenerezza  verso tutti i nostri familiari, i nostri vicini, ma in modo particolare verso le persone cattive, che in realtà sono tanto infelici… E realizziamo quello che Dio attraverso Gesù ci dice:”Amate i vostri nemici”. Non ci dice che non dobbiamo proteggerci, ma dice:”Amate…”. E’ la questione del cuore, è la questione della pace dentro di noi, dell’armonia, dell’equilibrio. Non ci dice:”Diventate amici di quelli che sono pericolosi per voi…”, ma dice:”Amate…”. E quando si parla dell’amore, si parla del cuore…E così io in questo momento cerco di mandare l’energia positiva  verso tutte le persone che mi hanno fatto del male nel passato… Magari non le vedrò mai più, e ringrazio Dio per questo, tuttavia mando a distanza  il bene, una benedizione, una riconciliazione energetica, perché non voglio più tenere i veleni dentro di me… E come faccio la dieta per purificare il mio corpo, così anche nel senso spirituale mi purifico interiormente e divento un “grande amore”, perché se Dio ha creato l’uomo a sua immagine, quello che è centrale è proprio che lo ha creato all’amore, per essere un rigeneratore dell’amore, per esprimere l’amore intorno a sé e anche verso se stesso e anche verso il suo Creatore…

 

 Per questo siamo stati creati, per amare… Questa è la nostra fondamentale vocazione. E per poter amare dobbiamo essere liberi… E’ la rivelazione di Gesù che ci rende liberi…Così conosciamo la verità che ci rende liberi, liberi non per parlare, non per fare, ma per amare…Viviamo un attimo in silenzio questa realtà dell’amore dentro di noi, che ci feconda e che porterà dei frutti nella nostra vita… Per l’amore il mondo è stato creato … e per l’amore è stato salvato…E per l’amore sarà ricreato … come una nuova terra e un nuovo cielo…


153. Unione dei cristiani o amore tra i cristiani?

Domenica, 19 Gennaio  2003

 

(1 Sam 3,3b-10.19; Sal 39; 1 Cor 6,13c-15a. 17-20; Gv 1,35-42)

 

Carissimi, il Vangelo di oggi parla dell’incontro con Gesù come l’Agnello di Dio e della chiamata dei discepoli con la frase “..venite e vedrete…”. Non è un caso che queste letture rientrino nella settimana ecumenica ed io la arricchisco con la lettura che è appena stata letta (Mr 3,22-30; Lc 11, 15-23).
L’ecumenismo e le preghiere per l’unità dei cristiani: per capire questo fenomeno dobbiamo partire da quello che ha causato la divisione. Voi sapete che Gesù dice “…io non sono venuto a portare la pace ma la divisione, la spada…a dividere il padre dalla madre…i figli dai genitori…”. Effettivamente, con Gesù c’è stata la divisione da quella che era la religione ebraica anche se Egli non voleva fondare un’altra religione e andava in sinagoga come anche i suoi discepoli. Dal momento però in cui i discepoli hanno accettato Gesù come il Messia e lo hanno riconosciuto come il Figlio di Dio la loro era una dichiarazione eretica, si è spaccata l’unità, non potevano frequentare più la sinagoga e furono perseguitati. Così nasce la Chiesa e per gli ebrei del tempo i primi cristiani erano considerati i membri della “setta di Gesù di Nazaret”, questa era una prima divisione.
Nella storia del  Cristianesimo nascono poi delle altre divisioni ma,  senza fare un lungo elenco con date e riferimenti  storici, soffermiamoci su quello che è importante e cioè parlare delle cause. Le cause potrebbero sembrare teologiche perché siamo tutti un po’ diversi, ognuno di noi ha le proprie verità, le proprie convinzioni, arriviamo a certe conclusioni e questo porta alla differenza e di conseguenza alla divisione. Ma, soprattutto, la divisione è generata dalla nostra incapacità di amare. Io, personalmente,  sono del parere che più che parlare della settimana dell’unità dei cristiani si dovrebbe puntare l’attenzione sulla “settimana per l’amore tra i cristiani”. Il termine “unità” può essere utilizzato come un’espressione di potere, ad esempio associarsi, fare una sorta di globalizzazione, di coalizione per ottenere maggior  potere e benefici. Anche quando si parla formalmente di unione e di una piena comunione, anche sacramentale, questo non comporta il fatto che ci si amerà.
Voi sapete, per esempio, che la Chiesa Vetero-Cattolica è in piena comunione con la Chiesa Anglicana. Noi abbiamo cominciato a celebrare a Milano le Sante Messe nell’anno 1996 nella chiesa anglicana di “Tutti i Santi” di Via Solferino. Pochi di voi sanno che quando è stato ucciso il parroco anglicano per mano di due stranieri che egli ospitava, io sono stato chiamato a sostituirlo per le celebrazioni di Milano e Genova dall’arcivescovo anglicano di Canterbury ricevendo anche una licenza per tale incarico. Andavo a Genova a celebrare la Santa Messa in lingua inglese e non era necessario avere alcuna pratica particolare perché le nostre Chiese sono in piena comunione già

 

dal 1931. Tutto questo era molto bello eppure, pensate, la chiesa anglicana di Milano dove si celebra solo una funzione settimanale alla domenica,  ad un certo punto non poteva più ospitarci. Paradossalmente,  siamo stati ospitati dalla Chiesa Cattolica con la quale non siamo in piena comunione e da questo potete osservare che non è solo una questione di teologia e regole,  ma dell’amore. Nel 2000 abbiamo incontrato il nostro carissimo Don Mario Massardi, un parroco con un cuore pieno d’amore che ci ha ospitati nella sua chiesa. Abbiamo passato due anni bellissimi continuando la nostra vita spirituale. In questo periodo stiamo rivivendo quello che era accaduto anni fa in Via Solferino in relazione al cambiamento della parrocchia e siamo invitati a trovare un altro luogo di culto: anche in questo caso, noi non abbiamo cambiato il nostro atteggiamento e il nostro modo di essere, è cambiato invece il clima, è cambiata la guida della parrocchia ospitante e non c’è più spazio per noi.
L’ecumenismo dovrebbe consistere prima di tutto in una preghiera per far aumentare l’amore prima nella propria Chiesa di appartenenza, come se parlassimo della nostra famiglia d’origine: spesso proprio in “casa nostra” manca l’amore e questo vuoto causa la divisione, se c’è amore c’è anche rispetto e non c’è paura. Le diverse comunità religiose hanno spesso paura una dell’altra. Una volta ho invitato un rabbino ebreo a stare con noi e pregare insieme, per lui non era possibile fare una cosa del genere mentre noi possiamo entrare in una sinagoga e pregare il Signore. I musulmani non sono invitati nelle chiese cristiane a pregare e si prepara eventualmente una saletta per loro. La gente semplice non ha questi problemi, queste sono le preoccupazioni dei vertici perché molto spesso la religione è la ricerca del potere e della manipolazione.
Voglio cominciare questa settimana ecumenica raccontando un episodio accaduto al sacerdote Ralf Staymann che ci è venuto a trovare lo scorso autunno dalla Germania, da Regensburg, con un gruppo di suoi parrocchiani provenienti anche da Passau, un’altra parrocchia curata da lui. Le nostre parrocchie hanno creato tra loro un bel rapporto, possiamo dire un gemellaggio, molti di voi erano presenti  alla Santa Messa di benvenuto di cui abbiamo a ricordo il cero pasquale con Gesù risorto donatoci da loro in quell’occasione, su tale cero è scritto in tedesco “Parrocchia Vetero-Cattolica di Passau”. Da allora ci siamo scambiati tante lettere, ci sentiamo al telefono e vogliamo organizzare presto un viaggio in Germania così che la nostra comunità possa ricambiare la loro visita. Pochi giorni fa ho ricevuto un fax dalla Germania relativo ad un articolo pubblicato su un giornale della Bavaria, l’articolo in questione era dedicato all’ecumenismo e al sacerdote Ralf.  Come noi qui a Milano anche a Regensburg  i sacerdoti delle varie comunità si sono incontrati per organizzare la settimana ecumenica decidendo le preghiere, i luoghi e gli orari. Al Sac. Ralf era stato assegnato un sermone ma appena il nuovo vescovo cattolico-romano della città ha saputo di questa decisione ha bloccato tutto. La motivazione che egli ha posto per questa interdizione è stata che il parroco Ralf era originariamente un sacerdote cattolico-romano nel nord del paese. A quel punto si è deciso di spostare la sede dell’incontro dal duomo ad una chiesa evangelica protestante, in quest’ultimo luogo non c’era nessuna obiezione.
Questo episodio mi ha fatto pensare: fino a che punto servono gli incontri ecumenici se esistono delle riserve e dei condizionamenti e se veramente anche qui c’è la mancanza dell’amore ed è più importante il codice di diritto canonico? Quest’ultimo infatti dice che  un ex sacerdote cattolico-romano non può  predicare in una chiesa cattolica-romana. Nel  caso specifico il Sac. Ralf è ministro di una Chiesa riconosciuta dallo Stato e dalla Santa Sede in quanto Chiesa cristiana e sorge un dubbio quindi: è possibile applicare così automaticamente queste norme su di lui? Voi sapete che molti sacerdoti anglicani, circa un centinaio,  dopo che la loro Chiesa  si è pronunciata a favore dell’ordinazione delle donne, hanno deciso di passare alla Chiesa Cattolica e quest’ultima li ha accolti con le loro famiglie, ha permesso loro di continuare a vivere il loro matrimonio  pur essendo diventati preti cattolici-romani.

 

 

Ora mi chiedo: se in una Chiesa Vetero-Cattolica o Anglicana dovesse esserci una liturgia ecumenica e si presenta un sacerdote in rappresentanza della Chiesa Cattolica-Romana che è, per esempio,  un ex anglicano anche lui dovrebbe essere in teoria trattato allo stesso modo? In realtà nessuno penserebbe a fare una cosa del genere ma per la reciprocità forse sarebbe corretto.
Ho scritto una lettera di protesta a questo vescovo di Regensburg di nome Müller (da non confondersi con il vescovo vetero-cattolico svizzero Fritz René Müller! N.d.r.): io riconosco le leggi delle altre Chiese ma non posso essere d’accordo con l’ecumenismo fatto in questa maniera. Vi leggo ora questa lettera che ho inviato qualche ora fa via e-mail e successivamente tramite fax al vescovo e,  per conoscenza,  al Sac. Ralf al quale volevo esprimere la mia solidarietà perché si può uccidere anche con le parole e con i gesti. Oggi parliamo del pericolo della guerra ma si può distruggere con tantissimi mezzi e questo senz’altro spezza l’amore. Ecco ora il testo:
“Signor Vescovo, abbiamo saputo della sua decisione di proibire il sermone durante la funzione ecumenica al nostro sacerdote vetero-cattolico Ralf Staymann di Regensburg e Passau perché nel passato egli era un ministro cattolico-romano.
Non so se lei è al corrente del fatto che il vescovo romano Giovanni Paolo II più volte ha sottolineato la libertà personale di ogni uomo di scegliere la confessione religiosa che è coerente con la propria coscienza. Se il Papa ha dato la possibilità di una scelta ne risultano delle conseguenze concrete e cioè che la persona giuridicamente viene accettata e non sarà perseguitata per il suo passato. E’ veramente difficile da capire che i membri della Chiesa Vetero-Cattolica debbano essere sottoposti alle leggi del codice cattolico-romano. Non vi sembra di creare un monopolio di potere che la vostra Chiesa poi applica sulle altre comunità ecclesiastiche? Perché dunque organizzate gli incontri ecumenici? Essi sono destinati solamente a quei  non cattolici che sono nati in quella non giusta Chiesa scismatica e grazie alle vostre preghiere e agli incontri ecumenici si convertiranno alla giusta fede? Significa che quelli che per motivi legati alla propria coscienza hanno cambiato la loro fede non possono prendere parte attiva nei vostri incontri ecumenici svolti nelle vostre chiese-edifici? Desiderate per la reciprocità che, per esempio, anche gli ex sacerdoti anglicani ora in servizio nella Chiesa di Roma siano esclusi dalle nostre chiese-edifici e gli sia proibito di avere dei sermoni pubblici?
Vi ricordiamo volentieri che l’ecumenismo non è cattolico-romano ma cristiano e a tal proposito provi a leggere il passaggio del Nuovo Testamento - (Mr 3,22-30; Lc 11, 15-23) -  in cui qualcuno era già zelante come lei.
A nome della nostra comunità ecclesiastica  vetero-cattolica in Italia protestiamo contro la sua decisione che consideriamo illegale, disumana e antievangelica verso il presbitero del nostro clero. Inoltre, ciò è in contraddizione con la prassi in uso dei suoi colleghi vescovi cattolici-romani nelle altre diocesi. Durante la settimana ecumenica nelle nostre parrocchie pregheremo intensamente per lei e per i cristiani cattolici-romani a lei affidati”.
Prendiamo sul serio questa promessa di pregare per lui perché la preghiera è necessaria e noi crediamo nel suo potere, preghiamo intensamente per poter raggiungere uno stato di amore. Allo stesso tempo, non basta solo pregare, bisogna anche far sentire la nostra voce con il coraggio nonostante tutte le conseguenze perché un vero ecumenismo si può fare sono nella reciprocità, con il riconoscimento comune e senza condizioni, nell’amore non ci sono condizioni. Io non posso dire a qualcuno di amarlo ma dargli delle condizioni su come deve essere e su quello che deve fare, l’amore non conosce queste cose, anche il Signore ci accetta con tutte le nostre limitazioni e noi dobbiamo prendere esempio da Lui. Dobbiamo sostituire il titolo “Preghiera per l’unità dei cristiani” con “Preghiera per l’amore tra i cristiani”,  amore fra i battezzati, amore fra quelli che prendono Gesù sul serio. Per il nostro cammino spirituale emerge quindi il primato dell’amore sulla dottrina e le usanze, noi dobbiamo perdere tutti questi pesi e soprattutto quello del peccato, è la paura che non ci permette di essere noi stessi e accogliere con amore tutti.

 

Il nuovo arcivescovo di Milano ha suscitato molte simpatie perché, a parte le lettere di benvenuto ufficiali, il I° gennaio  è stato salutato personalmente da Ersilia e suo marito Pietro che si sono presentati a nome della nostra comunità  e quando io l’ho incontrato in sacristia dopo la liturgia nel Duomo  lui mi ha parlato con gioia dei saluti che aveva ricevuto da loro. Ho guardato il testo del suo sermone di entrata nella città di Milano e sono rimasto colpito da quante volte compare la parola “cuore”. Molti sacerdoti cattolici mi dicono di aver ricevuto gli auguri firmati di suo pugno, una cosa che non era mai capitata in passato, la dimostrazione di questa attenzione per gli altri. In fondo,  è questo che crea dei buoni rapporti, quando una persona si sente amata e riconosciuta. L’arcivescovo di Milano è sicuramente un uomo che ha un grande cuore e il mondo ha bisogno di qualcuno che ha il coraggio di amare e il coraggio anche dopo la funzione di fermarsi e parlare alla gente come un fratello. Preghiamo per il suo ministero pastorale.
I tempi della Chiesa trionfalistica sono finiti,  voi sapete molto bene che il problema delle divisioni non è tra i piccoli che pregano e cercano la spiritualità,  essi cercano l’amore che abbraccia tutti,  che non ha nomi e non ha colori, non ha condizionamenti di nessun tipo. Questa apertura può essere un inizio anche per il dialogo interreligioso che è ancora più difficile, ci sono ancora più paure e ancora più differenze. Anche in questo caso preghiamo per l’amore fra le varie religioni e ricordiamoci che questo amore prima dobbiamo realizzarlo qui perché non devono esserci solo le parole ma anche i fatti concreti. La nostra comunità non vuole essere un teatrino dove si recitano delle parti e delle scenette ma vuole nelle sue funzioni realizzare questo amore, molti di noi lo sentono presente sia durante la Santa Messa che  negli incontri nella sala parrocchiale come domenica scorsa quando abbiamo celebrato il matrimonio di Beatrice e Giorgio: una grande forza d’amore che colpisce e questa è anche la migliore  evangelizzazione. Il mondo non vuole più le parole, non vuole più le “verità” ma vuole il cuore e l’amore, la guarigione e il tocco del Signore, in questo prima di tutto dobbiamo crescere in consapevolezza.
Ieri siamo stati con la nostra accolita Livia nella chiesa di San Galdino in Via Salomone 23 dove è iniziata ufficialmente la settimana ecumenica. Alla fine della funzione che, comunque,  era stata fatta molto bene con i canti e i simboli come  la creta da plasmare con le nostre mani, c’è stato un rinfresco ed ho notato che ogni comunità era divisa dall’altra, ognuno si faceva gli affari propri, non c’era comunicazione. C’è tanto lavoro da fare per costruire questa comunicazione. Livia ha letto una intercessione a nome della nostra comunità che è legata anche alla nostra apertura verso i fratelli dell’America Latina: la nostra comunità si impegna a dare un aiuto spirituale ma anche materiale, aiutare a trovare la casa o il lavoro, qualcosa è stato fatto già in passato. Questo progetto è stato chiamato ”Pesciolino”: questo nome è legato al nostro simbolo paleocristiano e  il diminutivo “ino” significa che anche se è una cosa piccola perché è come una piccola goccia è comunque importante. Mi rivolgo anche ufficialmente a tutti i volontari che vorrebbero nel futuro impegnarsi ed aiutare i nostri fratelli latino americani che cercano di risolvere i loro problemi: noi non possiamo essere indifferenti e sarebbe bello affidare questo compito a qualcuno della nostra comunità che vuole occuparsi delle riunioni, dei contatti e fare un centro di aiuto e ascolto. Oltre questo c’è anche il servizio spirituale con i canti di Pepita e le vostre intercessioni in lingua spagnola: possiamo anche noi vivere l’emozione della vostra lingua durante la messa, dal momento della preghiera a quello del segno di pace e della comunione.
Dopo la messa ci vedremo in San Marco e spero di poter stare un po’ con voi ma parlate anche con gli altri, sorridete loro, abbracciateli e portate tra i fratelli delle altre confessioni cristiane il vostro amore che è il frutto della vostra unione con Dio in Gesù Cristo per lo Spirito Santo. Amen.